• CHECK-IN
  • NOTTI
  • CAMERE
  • ADULTI
  • BAMBINI
  • CODICE UTENTE
  • SPECIAL CODE

SACRO E PROFANO

LE ARTI TRA ‘500 E ‘600

Il progetto espositivo, avviato sei anni fa nel suggestivo edificio Decò per volontà di Beatrice Sansavini, responsabile del Padiglione delle Feste di Castrocaro, e curato da Paola Babini, vede quest’anno protagonista un periodo molto particolare della Storia, XVI e XVII secolo, caratterizzato da contrapposizioni politiche, religiose, e quindi artistiche.

Un periodo ricco di humus culturale, di grande travaglio e ricerca, colmo di contraddizioni, che alleva nel vivo della magia naturale anche la sua ragione scientifica, dove l’arte è uno straordinario strumento di comunicazione, al di là degli strati sociali, dove le immagini hanno una grande importanza, vogliono essere un modo per indottrinare il popolo. La prima metà del ‘500 si apre con l’insegnamento di tre grandi artisti del Rinascimento maturo: Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Essi hanno profondamente modificato la percezione della creatività artistica, non più prodotto di una professionalità legata ad abilità manuali, ma frutto di una genialità assolutamente individuale. I confini che dividono magia e filosofia, mitologia e ricerca scientifica, sono quanto mai labili e si intersecano costantemente fra loro. Nel ’600, per opera di una feconda generazione di artisti dotata di eccezionale energia e di “un’eretica libertà mentale”, accanto al barocco, nasce la meditazione antimanieristica dei Carracci e la rivoluzione del Caravaggio. E’ proprio con quest’ultimo che si fa strada uno spirito profano, tutto nuovo: “la verità di Natura”. Il titolo, Sacro e Profano, intende evidenziare la lotta continua, non solo in campo artistico, che si avverte in questi due secoli, tra il Divino e il Terreno. La mostra si articola in: Grafica, Pittura e Oreficerie sacre. Lo scopo è dare spazio, oltre ai supporti “maggiori” più classici come la tela, anche a quelle arti considerate “minori” quali l’argenteria sacra (ostensori, pissidi, croci) e le grafiche (xilografia, acquaforte, bulino, ecc.), originali esposte di autori come Guido Reni “La Madonna con Bambino e San Giovannino”, Agostino Carracci “Andromeda” e Rembrandt “Il Trionfo di Mordecai”. Per vari secoli la stampa è servita a riprodurre le opere d’arte e a farle conoscere al grande pubblico. Per oltre cinquecento anni gli incisori hanno fatto le veci degli attuali “paparazzi” (basta guardare le opere di Jacques Callot (1592-1635) con cui illustrava i principali avvenimenti dell’epoca).

All’interno dell’esposizione, un confronto di opere è dedicato a San Girolamo, figura straordinaria e poliedrica nel campo della cultura cristiana la cui vicenda umana e spirituale si colloca tra IV e V secolo. Egli va annoverato tra Dottori della Chiesa, tanta è stata la sua grandezza e, conseguentemente, tra i santi che hanno avuto maggior fortuna iconografica. Egli è raffigurato come un anziano penitente nel deserto oppure solenne nel suo studiolo ad attendere alla meditazione delle Sacre Scritture di cui è stato infaticabile e appassionato traduttore. Di singolare bellezza è l’opera rappresentante Lucrezia, che nella Roma del 510 a.C. si trafisse con un coltello nel petto per dimostrare il suo amore e fedeltà al marito Collatino dopo che venne abusata sessualmente da Sesto Tarquinio, soggetto che Guido Reni ha rilanciato e che Guido Cagnacci in Romagna ha reso ancor più seducente.

Questo dipinto mostra una Lucrezia lontana dalla delicatezza adolescenziale, con un bel seno gonfio esposta con un gesto forte e forma sessualmente scoperta. Proveniente dalla Bottega di Guido Reni della prima metà del Seicento. Oltre ai temi canonici della Controriforma (martiri, santi, sacre narrazioni), uno straordinario impianto architettonico viene proposto nel dipinto ad olio su rame dell’artista belga Hendrick Aerts. L’opera mostra uno dei primi interni di chiese, rappresentando nel corteo Papa Alessandro VI Borgia non con sembianze umane, ma con una testa di maiale. Prevale qui uno spirito fortemente profano che portò questa nuova figurazione ad essere modello per la grafica di artisti suoi contemporanei. Sono inoltre in mostra opere di Giovan Battista Crespi, Girolamo Troppa, Francesco Albani e due piccole opere di cerchia Bassanesca. Le opere provengono quasi interamente da collezioni private, dai Musei e Pinacoteca Diocesani di Imola e dal Museo Diocesano di Faenza e Modigliana.

« Ritorna alle news
Cattura